LO SPRECO (Avertissement de l'auteur)
Stira qui un verbo qualsiasi
e mettilo addosso,
oggi non voglio lasciare
nel cesto
le pesche sugose di giugno.
Riempio la bocca
fino a sferzare il respiro.
- I MOVIMENTO -
SANCTUS
Sembra la vita che non si fa udire,
qualche misura di carne pulita
tra le vestali di questa magnolia
digita spasmi imbronciati di un’ala:
Tu scorrerai le isoterme e gli accordi
tra gli ingranaggi del dubbio e la folla,
sfilerai lingue d’Harmonium, farfalla,
dalla cantina in cui giacciono i tigli.
CANOPO
Credo ci fosse altro
oltre alle mani giunte,
stille di mantra sciolti
tra le più calde strade
mentre in agosto mamma
mi accompagnava in chiesa.
Ero una mezzaluna
sotto la sua camicia.
MELISSA NON C’ERA
Potrei allontanarmi
come fanno le api
per dare alle tube
stremate dei fiori
un coito di vento…
…Un origami, magari
(che certo non posa
su favi goccianti),
dà forma all’insetto;
nel Bosforo chiuso
da spugne marine
si erge quell’ala
che infilza ogni luce
e poi i suffumigi
filtrati dal legno
del porto ammuffito
combinano al bacio
un sapore di stupro.
MAMMA
Ricordi quando venne il nostro treno?
Forse alle 21:00 – e forse
c’era il grido di mio padre
tra le siepi a far da spia –
ed era Estate. Mi scossero
le luci nella sera, le vedo
ancora chiuse tra i binari
e la tromba del tuo naso, che dà il via:
“Dai, partiamo!”. L’ hai scordato
che volevo la tua schiena
per posarci su il mio nome?
E il solletico saliva con il nero
dalla penna sul biglietto,
poi nel lino e in mezzo al petto
e sulle case sballottate come denti
dentro il ghigno dei ferodi.
Che mancava alle persone
per disfarsi degli addii?
Forse un album come questo
(piatto, fermo eppure pieno
Di violette a macerare,
a stampare sulle foto
il solo spettro di un colore),
da sfogliare.
LE CASE DI KÓS
Rotolavamo, in silenzio,
sul fieno.
C’erano fili di nylon sul muso
del cane, assonnato
e disteso lì accanto.
Lontano qualche metro,
silenzioso, lo sbuffare
dei camini.
HAPPY RITES & NEW BITHS
La testa dei fiammiferi
nei titoli di coda
faceva luce in casa.
Mio padre la copriva,
versava sulla crema
la cera del suo augurio:
CHE NON CI SIA
Nell’umida emozione
che dava il “Tu” a ogni sogno
volgevano al saluto
Pietà d’infissi mobili
nei vani posti al buio,
gargoyles gargarizzanti
con Fanta il dejavu.
MEURSAULT 2007
Compro una barca,
la voglio che raspi
l’arsura dal seno dell’onda,
che frusci sui tetti, a distanza,
con fruste di vento.
Mi sposto
e risposo; c’è un covo di lumi
che segano il viso
sul bordo di prua e
sul legno un punto
solo mi disegna.
Mi sposto
più in là, a metà
tra l’amo e la boa,
dove c’è fresco
ed il fischio
sfinito dal molo
si spunta.
AUTO
L’unico effetto del mare,
ordinaria mania
di tendere al fondo sconnesso
il corpo slogato.
Ieri soltanto, deciso,
segnavo la casa
con X di contagio
indossando il tuo naso,
per non somigliarmi.
Ora anche un’unghia
di sole, un bicchiere
di the o Grand Marnier
riuscirebbe a pulirmi.
GANGE
La lisca
di fiori
ritorti
che nuota
sul fiume,
profumo
di fard
e saponi.
Ed eccomi,
nuovo.
- II MOVIMENTO -
L’ALTRO (Ouverture)
Lui d'altronde
mi consola,
dà al mio cuore
un gran nitore,
disegnandolo
su un foglio.
L'alchimia
che il pennarello
sa scrostare
dal contorno
pasticciato
sembra luce
fluorescente,
o forse gas
di deodorante.
BURATTINO (De amore I)
Baluginare sentendoti addosso,
ché sembra carbone il tuo bacio
sul naso, sporgente tra mille balocchi.
Ti segue il trapasso e ti sogno, mi senti
che mordo le braci nel sonno e ribaci.
Mio padre non veglia alla porta; mi spoglio.
UN DUETTO (De amore II)
Pura, vivida, lirica
Musica da camera,
tra i miei sospiri etnei
e le crome dei tuoi respiri.
DIDIMI (De amore III)
Brucio di sigarette
dritte sul corpo,
spalancato come l' orto
sotto gli ulivi di Cristo. E il velo
di ghiaccio s' insòla, rivela
la nostra distanza
lo specchio che ci sovrappone.
Fuoco nuovo sulle mani
se ti tocco, dopo l' illuminazione
che mi prese appena vivo. Io
( per altro verso, di riflesso ) già
sapevo che sarei rinato Dio.
È la terza,
la persona
che ci manca.
ALLO SPECCHIO (Tremblement final)
Lebbrosa, lutolenta
Tumida resti.
Tu mi daresti
L’ebbro saluto, lenta?
- III MOVIMENTO –
MEDEA A LUTTO
«…Sono un farmaco nel coma del diluvio,
la discordia che sigilla “Il grande amore”;
sono limo che si secca sulla siepe,
sono voce, vulva e seme…»
Spengo in fretta
esco in strada come ieri.
La bruma corteggia i lampioni,
i tombini ed i tacchi un po’ rosi,
puttana vestita di rasi e sospiri:
mi ruba la grazia del nero.
INSEMINAZIONI ARTIFICIALI
THE MORNING AFTER ALONE AT THE TABLE LISTENING TO GIANNA AND THINKING ABOUT ME AS A CALF (22 aprile 2006)
Accosta l'alluce-quello zigrino rosa, come un rugoso delfino del Rio (e un' unghia di alabastro)-al mio pendolo, la mia cortina di cipria. Sei in ogni parte di me, ti sento scendere tra respiro e battito se il Minipimer impazzito schizza lacrime opache come marmi di chiese gotiche e la mia faccia contusa infilzata a la gargouille sulle sponde del tuo letto le accoglie ringhiando. Vado punto e a capo, spegnerò le luci e da qui sparirai come sei apparso, soffocato dal liquore verde intenso dei miei occhi e dal colore della carta da parati. O vuoi restare, qui, nell'anima, a rovistarmi ancora un po'?
GIOCHI PIROTECNICI NELLA NOTTE DEL SABATO (25 aprile 1006)
Era marzo mi pare o fine febbraio e nessuno per strada portava il cappotto, io col cane e lui con l'ombra. Una foglia che restava viola sul ramo e un po’ stanca testimone dell'addio ed ero doppio per la strada, come un quadro di Picasso; l'afferravo sotto il collo in attesa del suo "no", pronto a stringere più forte la maniglia di quel cuore, delle vene sempre gonfie di salsedine e conchiglie. Naufragando fra le onde di automobili e semafori un po’ stanchi, quasi viola di sorpresa abbiamo urtato questo scoglio di silenzio (e il mare lucido di plexiglas e le rovine dei fori e i gabbiani e le luci di Via Cavour e le onde, lente di Virginia nella mente). Poi a casa e torno uno. Senza viso. Uno strazio di ragazzo striminzito nella maglia a righe viola che ricuce la ferita (oh! sospetto d'esser nato prematuro…) coi capelli della madre.
...Vigile nella speranza di propormi, nella probabilità che s'incendi
...Sul treno dormicchiavo e un giovane inglese di legno smaltato e smerigliato, meraviglioso nella cornice palissandro di grassi trucioli rossi ha morso le mie palpebre, tagliato alla coccarda i nastri sgattaiolando quatto sul sedile nell'angolo sinistro.
EVAPORAZIONE (28 aprile 1006)
Ti mormoro, mormoro, mormoro romanticamente piano, Enoch: riducimi a rumori e azoto. zaino in spalla e andiamo da una nuvola a un pino, da una mano a un motore, dal cuore al pene, dal sole al sole, al vuoto che riempie il nome di ogni nome, cavalcando le parole. e ti mordono, mordono e mostrano le ossa ruvide i deboli, i vecchi, i giusti, Margutte, Zenobia o chissacchialtri. Non c'è cosa più grande di me. Non c'è.
L’ULTIMO COLORE AL MONDO
Ridono sotto i piedi le scale
quando le scorri
correndo
con lui?
E resta nei quadri sul muro
un colore diverso
da quello
del muro?
Ti resta altro da odiare
oltre al sole, la pioggia, il vento?
E gli occhi restano attenti
O attendono il pianto?
Lui non ti ricorda soltanto
col pollice in bocca
e la notte ti legge
dai piedi alla pancia
sfogliando lenzuola,
da un’anca a quell’altra.
E i suoi occhi restano attenti
e attendi il vento
che porta al mattino la pioggia
a lavare dal rosso
il sole che s’alza
oltre il muro del pianto.
PENTAFARMACO
Si fa
con Signora Dica, così paziente:
«Su con la voce e la schiena e
mi dica, signora, che sente
se punto la punta sul punto...
...Sicuro! La flemma si cura
con tante sedute ( e una corsa ):
questione di bassa pressione,
le dico. Ma dica, Signora:
le prende tra i pasti le paste?
La prego, non faccia questioni
sul cibo che allunga la vita!
È così che si cresce e si muore
e ancora, Signora Dica, mi creda:
non c'è tomba che un dottore
non riesca a saccheggiare!»
LA BAGNANTE
Dunque vediamo
se fuori dal grembo
posso sfilare
cascate di perle,
se il muschio e le alghe
e le dita di morto
che intreccio alle mie
m’adornano il fianco
o restano a galla.
Senza colpevoli,
senza sospetti:
inconsapevole;
mi spargo tra i cieli
e la terra, li perdo.
Sciocca! C’hanno
versato in un vaso
tutta me stessa,
tranne la testa
lanciata per aria
come un birillo
da un uomo di strada,
un pagliaccio.
PANOPTICON
Di mamma e i suoi baci:
è ancora l’alba, appena,
labbra fulve sul cuscino
dalla ressa dei fulgori.
Dalla finestra, piccole mani
si slogano piano lì,
sotto il mio peso.
Preso dal fuso d’aria ritorta
torno a vedere, e tu sei con me.
ET IN ARCADIA EGO
Ho smesso
di cucire i monti,
le vie decorate
dai serti votivi
del freddo,
sodale mio stretto,
si lasciano
aprire
in un'asola
appena le infilo.
E il vuoto scompare.
NECROGNOSI
È meglio spingere avanti
la salma, povera Agnese!
L'hanno riposta a una spanna
dal termosifone
e col caldo che s'alza
non resta segreta
la putrefazione.
WATERLOO O ALTRO
Chi sa che si dice
al di là del fronte?
Si sa che si muore,
si muore e si dice
si muoia vivendo
momenti felici;
dai salici bassi
che indorano d’ombre
il lago dei cigni
ai grassi deserti
divelti dai pugni
feroci del caldo,
è cielo che sale
e ricade di nuovo
sul fronte e sui cigni,
sul monte. Sui morti
e sul mondo dei sogni.
GIGA (Dédicace posthume)
Cerco ovunque
le parole perfette,
come filmare
in piano-sequenza
i miei ultimi
attimi di vita
e lasciare sulla porta
due righe, a mia madre:
«Ho partorito anch’io».




